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Come vincere la timidezza: il contributo dello sport

come vincere la timidezza

Probabilmente sembrerà strano un post che parla di come vincere la timidezza, su un blog di Fitness, allenamento e alimentazione, tuttavia, vederemo come il contributo dello sport, da questo punto di vista, possa essere qualcosa di decisamente importante, spesso determinante.

Anche se gli argomenti che interessano principalmente i lettori del blog, sono quelli che riguardano la crescita muscolare, non significa certo che sia di minore importanza, anche quello che è l’aspetto mentale della crescita personale.

Prima di accennare a quelle che potrebbero essere le eventuali cause della timidezza, voglio precisare che non ho nessuna intenzione di sconfinare in un campo che non è il mio, che ovviamente riguarda la psicologia, con i suoi professionisti e lo splendido lavoro che svolgono per aiutare davvero le persone in difficoltà. Quello che sto scrivendo, deriva esclusivamente da esperienze personali, lavorative e letture di vario genere.

Tornando solo per un attimo sul discorso delle cause, queste possono essere tante, vediamone alcune…

Essere cresciuti con una figura poco affettuosa. Hai presente quelli che dicono di non aver mai ricevuto un abbraccio in famiglia?

Al contrario, essere cresciuti in un ambiente familiare iperprotettivo. E qui, se mi soffermo un attimo, non possono non venirmi in mente certe scene e certi ricordi, pensando ad amici, conoscenti… ma anche in famiglia!

A tal proposito, ricordo una situazione in particolare, quella della buon anima di mia nonna, che controllava con la mano la schiena di mio padre (nella sua infanzia), affinché non fosse sudata. Perché sai, sudare era quasi considerato come “qualcosa di pericoloso”. Oppure, quando lo mandava in giro con le calze e il gilet di lana nel mese di giugno. E non è certo un caso isolato, sono sicuro che molti altri potrebbero riportare esperienze del genere.

E pensare che in realtà funziona esattamente al contrario… I bambini che vengono tenuti sotto le cosiddette “campane di vetro”, sono spesso quelli che poi si ammalano di più. Il sistema immunitario è una variabile che si allena, come tutte le variabili del corpo umano.

Un pochino la nonna ci provò anche con me, ma per fortuna c’era il nonno, che nella maggior parte dei casi, pensava a ridimensionare la situazione. Questi atteggiamenti comunque, come le varie paure delle uscite, delle gite… e in un certo senso del mondo che ci circonda, possono in seguito portare poi il soggetto a cercare continuamente l’approvazione materna, prima di esporsi.

O ancora, sempre parlando di cause, essere stati sempre criticati per qualsiasi piccolo errore o difetto. Questo comporta sicuramente una perdita della propria autostima, della fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità e qualità. In effetti anche qui, ho conosciuto molte persone che si rispecchierebbero in situazioni di questo genere. E infatti, il loro carattere era proprio quello chiuso, introverso, spaventato, tipico del soggetto timido e con bassa considerazione di sé stesso.

Oggi purtroppo, viviamo in una società che ci tiene sempre sul filo, sempre di corsa, sempre sul giudizio e questo di conseguenza porta a sviluppare tutti quei problemi emotivi come ansia, depressione, attacchi di panico ecc. che ormai nel nostro tempo conosciamo fin troppo bene. Spesso là fuori, se non si dimostra una certa determinazione nel carattere, si rischia quasi di essere etichettati come asociali, sociopatici… e si finisce per non godere di buona considerazione. Mi rendo perfettamente conto che tutto questo sia qualcosa di tristemente negativo, ma purtroppo spesso è la realtà.

Il brutto è che quando una persona si sente per così dire “inadeguata”, tende a chiudersi ancora di più in sé stessa e a somatizzare sempre di più la paura del giudizio altrui. La timidezza è infatti molto spesso il risultato della paura del giudizio. È una compagna un po’ antipatica, con cui convivono molte persone, infatti sono tantissime le ricerche a proposito di informazioni e metodi su come affrontarla e superarla.

Essere timidi, in buona parte dei casi, si associa anche ad una particolare sensibilità, che da un certo punto di vista è anche una qualità positiva. Il problema è che se si è troppo sensibili, si tende spesso a bloccarsi nelle proprie azioni, a credere che tutte le attenzioni siano rivolte verso di sé e di conseguenza scatta la paura di essere giudicati e criticati.

Spesso è necessario affrontare, magari con l’aiuto di un professionista, quelle sensazioni che, essendosi ingigantite dentro di sé, possono aver dato luogo a conflitti interiori. Si tratta di esperienze che quasi tutti abbiamo passato in un modo o nell’altro, compreso il sottoscritto.

Nel corso degli anni e soprattutto nel passaggio tra adolescenza e maturità, posso dire di aver fatto un grande cambiamento e, per certi versi, di essere diventato anche un punto saldo tra famigliari e amici. Oggi molti amici e conoscenti, mi considerano una persona di fiducia e molto sicura di sé, ma non è stato sempre così… Se anni fa avessi avuto tra le mani un bel manuale su come vincere la timidezza, sicuramente mi sarei risparmiato alcune sofferenze, invece, mi son dovuto arrangiare da solo e non è che sia stato proprio così facile.

Alla luce di tutto questo, ci sarà sicuramente da fare dal lavoro su te stessi, in particolar modo sulla propria autostima, che probabilmente potrebbe risultare troppo bassa.

Timidezza e autostima sono direttamente correlate

La timidezza non va eliminata, anche perché fa parte del proprio carattere, ma va indirizzata correttamente, infatti, molti psicologi affermano che il primo passo per affrontare il problema, sia proprio quello di accettarla.

Andrebbe innanzitutto ricordata una cosa importante: non siamo macchine, siamo umani. Pertanto, sbagliare è più che naturale. Dovremmo quindi provare a “buttarci” maggiormente nelle situazioni, magari anche in gruppo, esprimendo quelle che sono le nostre opinioni, i desideri ecc., in modo che le persone imparino a conoscerci. A quel punto, quando ci renderemo conto che queste persone sono rimaste al nostro fianco, avremo anche capito che sono quelle che realmente ci tengono.

Piacerebbe a tutti che il mondo che ci circonda fosse solo rose e fiori, ma purtroppo le spine ci sono eccome e possono fare anche molto male. È un po’ come la storia di sperare che vada tutto bene…

Già, “andrà tutto bene“…  un’espressione che ultimamente abbiamo sentito alla nausea e che in ogni caso, si è sempre usata fin troppo. Ci hanno tirato fuori pure gli hashtag #andràtuttobene. Ma è il ragionamento di fondo ad essere sbagliato, perché è come sperare che le cose si sistemino sempre da sole, quasi come se si volessero delegare i problemi ad altri o a qualche entità esterna, togliendo invece a sé stessi la possibilità di darsi da fare, perché queste benedette cose vadano meglio.

Non so se rendo l’idea, ma è un po’ come voler nascondere la testa sotto la sabbia. Come quando da piccoli c’era la mamma incazzata, perché avevamo combinato qualcosa, ma dentro di noi pensavamo “massì poi le passa, andrà tutto bene…“.

Purtroppo non funziona così, perché la vita non è la mamma

Sempre più spesso ci si può trovare davanti a scelte e reazioni rapide che, se non soddisfatte rapidamente, rischiano di farci rimanere indietro e parecchio. Quindi dobbiamo anche imparare a lottare e darci da fare per migliorare le cose.

Lo Sport è vita!

Il contributo dello sport e del Bodybuilding, sono stati fondamentali in questo percorso, in particolar modo grazie alle giuste motivazioni nel pormi gli obiettivi, che nel tempo hanno plasmato anche il mio carattere. Nella vita ho praticato davvero tanti sport, da quelli di squadra (calcio, pallanuoto, basket…) anche a livello agonistico, a quelli individuali (tennis, judo, bodybuilding/fitness) e tutti mi hanno sempre lasciato qualcosa, mi hanno arricchito e mi hanno permesso di crescere. Grazie a questo, la mia autostima e la mia determinazione, hanno subito un’impennata strepitosa, perché quando ottieni i risultati che ti eri prefissato, inizi a vedere le cose sotto una luce completamente diversa.

Agisci, mettiti in gioco!

Il problema è che quando si parla di AZIONE, nella maggior parte dei casi, le persone hanno desideri “tiepidi”, che le portano a compiere azioni “deboli”. Però c’è una buona notizia: in qualsiasi momento si può prendere un desiderio “tiepido” e trasformarlo in un desiderio “ARDENTE”. Come si fa?

Il segreto è partire! Avviare una prima azione che ti garantisca un piccolo risultato significativo. E questo primo risultato poi alimenterà il tuo desiderio, intensificandolo.

Infine, l’incremento del desiderio influirà sull’intenzione che metterai nelle azioni successive.

Fai ogni giorno qualcosa che ti porti un centimetro più vicino ad un domani migliore. (Doug Firebaugh)

Un piccolo esempio?

Il soggetto che non riesce a staccarsi dalle sue pessime abitudini alimentari. Potrebbe iniziare mantenendo i suoi alimenti (in molti casi comfort food), spostandoli meglio nel corso della giornata e iniziando a monitorare quello che fa e che introduce. Sicuramente questo gli porterà dei primi risultati, anche significativi.

E poi lo farà riflettere:

“Però… Se ha funzionato, pensa a quello che potrei ottenere se modificassi in meglio anche le mie scelte…”.

Da lì il passo è breve, per far diventare tutto questo, parte di uno STILE DI VITA. E questo stile di vita, non può non portare miglioramenti anche sulla propria autostima e sul proprio carattere.

Lo sport rafforza il carattere ed è una cura per le fragilità, la timidezza e le insicurezze che possono essere innate in una persona.

Educate i vostri figli allo sport, sarà la loro droga.

L’acquisizione di maggior fiducia in sé stessi è la vera chiave della motivazione. Se io ho fiducia in me stesso e in quello che potrei fare, non solo sono molto motivato, ma automaticamente crescono le mie probabilità di avere successo.

Il passaggio decisivo avviene quando un atleta inizia a scoprire queste qualità dentro di sé. Invece di cercare l’approvazione, trova il suo senso di intimo valore. Egli diventa abbastanza sicuro di sé, da essere in grado di comprendere di essere un “giocatore” valido, anche se commette degli errori, che sono inevitabili nella pratica sportiva.

L’accettazione e il riconoscimento delle proprie qualità, sono le chiavi del successo e lo sport diventa un veicolo attraverso il quale l’atleta ha la possibilità di esprimere sé stesso.

Non fermarti a pensare che gli altri forse sono più forti o più bravi di te, ma concentrati sulle TUE qualità. E ricorda che anche l’avversario più forte e determinato vive i suoi momenti di crisi. È sbagliato sentirsi inferiori, solamente perché quella
persona ha magari avuto l’occasione di esprimere i suoi potenziali.

Certi personaggi famosi hanno ottenuto più successo di me, non perché loro sono dei vincenti e io sono una persona perdente, ma perché probabilmente si sono impegnati molto più di me!

Osserva gli altri per quello che sono realmente e cioè persone che hanno ottenuto più risultati di te, semplicemente perché si sono impegnati di più. Quando riuscirai ad ammettere il loro impegno, smetterai di sentirti inferiore, perché prenderai coscienza che tra di voi la diversità è inesistente. Esisteranno solo delle analogie tra il loro e il tuo impegno!

Rispetta le persone senza sentirti inferiore e a tua volta le persone ti rispetteranno senza sentirsi superiori. Questa è la vera essenza dell’Autostima.

Chi vuole capire come vincere la timidezza, deve ricordare che migliorare l’autostima è proprio la base di partenza.

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Marco Ferrari - Author

Personal Trainer certificato ISSA, motivatore e grande appassionato di sport e cultura fisica. Specializzato in allenamento e corretta alimentazione sportiva. Muscoli e nutrimento impeccabile, sono il segreto per salute, prestanza e longevità. Ma ognuno necessita del suo programma...

1 Comment

  1. Marco Ferrari | 15 Agosto 2011 at 01:50
     

    Ciao Mauro, allora guarda la cosa fondamentale è aver voglia di cambiare le cose che non ti piacciono. Se parti già con un aspetto mentale positivo, sei predisposto ad interpretare meglio il programma che ti viene descritto. I sette giorni sono la durata del programma, quindi non posso garantirti che tu sia un’altro allo scadere del settimo, perché appunto dipende da te. Io non ne ho avuto bisogno in maniera diretta perché buona parte del lavoro l’ho fatta da solo, su me stesso, nel tempo, con sbagli e facciate. Magari avessi avuto prima a disposizione una serie di consigli così utili e proprio perché chi l’ha scritto l’ha vissuto in prima in persona. In ogni caso l’investimento è talmente ridotto che mi permetto di dirti che non perdi nulla…e arricchirai ulteriormente il tuo bagaglio culturale.
    Ciao ciao!!

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